Vincenzo Legrenzio Ciampi, compositore
* Piacenza [d’Adige (Padova)]?, 2 aprile 1719 - † Venezia, 30 marzo 1762


Il Fiori esclude fosse piacentino, in quanto non ha trovato il certificato di battesimo; probabilmente, nel caso fosse confermata la nascita a Piacenza d’Adige, la confusione del luogo si deve alla costante omissione del nome “d’Adige” quando si ricordava la sua città d’origine.

Studiò con il maestro di cappella della cattedrale di Piacenza Rondini e perfezionò gli studi a Napoli con Durante e Leo. Qui si fermò a lungo e vi presentò le prime composizioni teatrali firmando la sua musica come “Maestro di Cappella napolitano”. Questo ha portato alla confusione con un altro Ciampi compositore, Francesco, da Massa di Sorrento. Per allestire i suoi lavori girò a lungo in Italia: fu anche a Londra dove al King’s Theatre a Haymarket il 14 marzo 1749 diresse I tre cicisbei ridicoli (che contiene la famosa aria: “Tre giorni son che Nina”) con grande successo. Nel 1752 lavorò otto mesi a Parigi con una compagnia del melodramma buffo, presentando anche opere sue. Da qui ritornò a Londra, dove rimase fino al 1756. Nel 1761 fu a Venezia, maestro dei cori del Pio Ospedale degli Incurabili (l’attuale Conservatorio), e vi restò fino alla morte, avvenuta durante le prove della sua opera Antigone, andata in scena al Teatro di S. Samuele. Nell’incarico al Pio Ospedale lo sostituì Baldassarre Galuppi.

 

Opere

-          Da un disordine nasce un ordine, commedia per musica di Gennarantonio Federico (Napoli, Teatro de’ Fiorentini, autunno 1737);

-          La Beatrice, commedia per musica di G. Federico (Napoli, Teatro Nuovo sopra Toledo, carnevale 1740);

-          La Lionora, commedia di G. Federico, in cui Nicola Logroscino musicò la sinfonia. (Napoli, Teatro de’ Fiorentini, carnevale 1742);

-          La Flaminia, dramma per musica (Napoli, Teatro Nuovo sopra Toledo, primavera 1743);

-          L'Arminio, dramma per musica di Federico de Navarra (Napoli, Teatro de’ Fiorentini, autunno 1744);

-          L'amore ingegnoso, commedia per musica di Antonio Palomba (Napoli, Teatro de’ Fiorentini, autunno 1745);

-          L'arcadia in Brenta, dramma per musica di Carlo Goldoni (Piacenza, Teatro Ducale, 1746, ripresa a Bonn, Teatro della Corte, carnevale 1771);

-          Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (poi Bertoldo in corte, e Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno alla corte di re Artù), commedia giocosa di Polisseno Fegenio [C. Goldoni] (Piacenza, Teatro Ducale, 1747, ripresa in Italia e all’estero);

-          Artaserse, dramma per musica di Pietro Metastasio (Palermo, Teatro di S. Cecilia, 1747);

-          La favola dei tre gobbi, farsa di C. Goldoni (Venezia, Teatro di S. Moisè, carnevale 1749), anche con il titolo I tre gobbi innamorati (Parma, Teatro Ducale, carnevale 1773), Li tre gobbi rivali amanti di Madama Vezzosa (Venezia, Teatro Giustinian di S. Moisè, autunno 1756), Li tre difettosi rivali in amore, libretto modificato da Giuseppe Prettini (Venezia, Teatro Tron di S. Casciano, autunno 1782);

-          Gli tre cicisbei ridicoli, commedia di Carlo Antonio Vasini (Londra, King’s Theatre, 14 marzo 1749);

-          La maestra di scola, dramma giocoso di C. Goldoni (Verona, Nuovo Teatro dietro la Rena, autunno 1749);

-          Il negligente, dramma comico per musica di C. Goldoni (Venezia, Teatro Giustinian di S. Moisè, autunno 1749, ripresa in Italia e all’estero);

-          Il trionfo di Camillo, dramma per musica di P. Metastasio (Londra, King’s Theatre, primavera 1750);

-          Il trascurato, dramma giocoso per musica di C. Goldoni (Lodi, Teatro della Città, carnevale 1752);

-          Didone, dramma per musica di P. Metastasio, (Londra, King’s Theatre, 1754);

-          Catone in Utica, dramma per musica di P. Metastasio (Venezia, Teatro Grimani di S. Benedetto, 26 dicembre 1756);

-          Il chimico, commedia in musica di A. Palomba (Venezia, Teatro di S. Samuele, carnevale 1757);

-          La clemenza di Tito, dramma per musica di P. Metastasio (Venezia, Teatro Giustinian di S. Moisè, carnevale 1757);

-          Arsinoe, dramma di Giovanni Andrea Galliani (Torino, Teatro Regio, carnevale 1758);

-          Gianguir, dramma per musica di Apostolo Zeno (Venezia, Teatro Grimani di S. Benedetto, 26 dicembre 1759);

-          Amore in caricatura, dramma per musica di C. Goldoni (Venezia, Teatro di S. Angelo, 18 gennaio 1761, ripresa in Italia e all’estero);

-          Antigona, dramma serio di Gaetano Roccaforte (Venezia, Teatro Grimani di S. Samuele, aprile 1762);

-          Tolomeo, pasticcio con musiche del Ciampi e di altri autori (Londra, 1762);

-          Madama vezzosa, opera bernesca in musica di Polisseno Fegejo [C. Goldoni] (Praga, senza data, poi Bonn, 1764).


Oratori

-          Christus a morte quaesitus et in Calvario inventus (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1745);

-          Betulia liberata (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1748); Virgines prudentes et fatuae, su testo dell’abate Pietro Chiari (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1760);

-          Carmina sacra (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1760);

-          Vexillum fidei (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1761);

-          assieme ad altri Modula mira sacra (Venezia, Ospedale degli Incurabili, 1757).


Musica strumentale

Furono pubblicati a Londra:

-          Six sonatas for two violins with a thorough bass for the harpsichord. Opera I;

-          Six sonates for two violins or German flutes with a thorough bass. Opera II;

-          Six concertos for a hautboy or German flute accomp. with two violins, a tenor, violoncello and a thorough bass for the harpsichord. Opera III;

-          Six concertos for a German flute or hautboy accomp. with two violins, a tenor, violoncello and a thorough bass for the harpsichord. Opera IV;

-          Six ouvertures in nine parts, for violins, hautboys, French horns, tenor, violoncello and a thorough bass for the harpsichord. Opera V;

-          Six solos for a violin with a bass for the harpsichord or violoncello. Ristampato anche a Parigi;

-          Six concertos in six parts for three violins, a tenor with a bass for the harpsichord and violoncello. Opera VI;

-          Six concertos for the organ or harpsichord with instrumental parts for violin. Opera VII;

-          Sonate per cembalo.


Musica vocale

-          Arie nuove della Signora Teresa Castellini, Sabina nell'Adriano (Venezia, 1748);

-          arie per pasticci rappresentati a Londra: The captive; Lionello e Clarissa; Maid of the mill;

The school of fathers; The summer's tale.

-          Ancora: Sei arie con recitativi accompagnate con violini, tenore e basso; duetti; arie con e senza acc.

 

Musica sacra

-          Missa solemnis, a 4 v (1758);

-          Te Deum laudamus, a 4 voci con strumenti (1758);

-          Kyrie, Gloria e Te Deum, a 4 voci con orchestra;

-          Salve Regina, per voci e organo.

BIBLIOGRAFIA: DBI; Fioni/Notizie; Grove; Sartori; Spezzaferri.

 

 

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La contestata piacentinità degli operisti Giacomelli, Ciampi e Nasolini

 

di Francesco Bussi

(tratto da Settecento musicale piacentino, dai Farnese ai Borbone, in Storia di Piacenza,

vol. IV, tomo II, Piacenza 2000.)

 

 

Ci si stupirà che una terra filolirica come la piacentina si sia dimostrata avara nel generare ingegni operistici di spicco e che le sia mancato al riguardo il dato immediato e caratterizzante in assoluto. Il difetto è forse da imputare in certa misura alla natura dei piacentini, analitica, ponderata, pragmatica, aliena dalla comunicativa immediata; mentre la scena – quella lirica in particolare – equivale a maschera, follia, estroversione, sintesi (ed è logico allora che l’opera sia fiorita soprattutto a Venezia e a Napoli, dando vita a “scuole” di eccezionale portata).

Un tempo ci si poteva gloriare almeno di un quadrumvirato di operisti – noti quasi solo agli specialisti in materia – che attinsero alla koiné formale e stilistica del Settecento, senza elevarsi a vertici di originalità, pur godendo – fra una miriade di altri – di fama internazionale. Oggi l’unico incontestabilmente piacentino resta Giuseppe Nicolini (1762-1842). Sugli altri tre è calato il dubbio – o addirittura la certezza – della non piacentinità. Tuttavia, qui non possono essere omessi, radicati come sono in Piacenza sotto l’uno o l’altro aspetto, fra cui la sua toponomastica.

La certezza sussiste per Geminiano Giacomelli, che nacque, come già si disse, a Colorno il 28 maggio 1692, studiò a Parma con Giovanni Maria Capelli, maestro di cappella di quel Duomo (improbabile che si sia perfezionato a Napoli con Alessandro Scarlatti nel 1724) e ben presto si stabilì a Piacenza, ove l’8 febbraio 1718 sposò Francesca Marchi, dal 1719 al 1727 servendo come maestro di cappella i Farnese e la Steccata di Parma. Maestro di cappella della Santa Casa di Loreto dal 24 novembre 1730, vi si spense il 25 gennaio 1740. Autore di 19 opere ampiamente rappresentate ai suoi tempi, di oratori, di varia musica sacra e altro, Giacomelli fu apprezzato dai contemporanei, fra cui Benedetto Marcello nel settimo volume del suo Estro poetico-armonico (suo scritto di raccomandazione, datato Piacenza, 29 aprile 1726), ed ebbe ad esecutori i più noti “virtuosi” dell’epoca, fra cui il celeberrimo castrato “Farinello”. In particolare la sua opera La Merope, libretto di Apostolo Zeno, rappresentata al S. Giovanni Grisostomo di Venezia, carnevale 1734, illustra al meglio le peculiarità dello stile cantatistico dei castrati, divi o atleti dell’ugola, alfieri di una vocalità efflorescente, assurda, irreale e arbitri dei gusti del pubblico. Eloquenti in tal senso i saggi di sovrabbondanti “cadenze” cantate da Broschi “Farinello” nell’aria di Epidite della Merope, contenuti in un manoscritto dedicato a Maria Teresa d’Austria che si conserva a Vienna: documento di perfezione tecnica forse unico nella storia dell’opera.

Su Vincenzo Legrenzio Ciampi aleggia il sospetto di un’origine veneziana o almeno veneta (Piacenza d’Adige?), fondato più che altro su ragioni onomastiche. Nebuloso anche il supposto maestro di cappella Rondini con cui avrebbe iniziato gli studi, che certo proseguì a Napoli con Leonardo Leo e Francesco Durante, forse al Conservatorio di S. Onofrio. Esordì nell’agone operistico a Palermo verso il 1747, fu poi a Venezia, “maestro di coro” all’Ospedale degl’Incurabili, prima di approdare a Londra, autunno 1748, come direttore di una compagnia che per prima presentò opere comiche italiane al King’s Theatre, fra cui il pasticcio Gli tre cicisbei ridicoli, 1749, ivi inclusa la celebre siciliana “Tre giorni son che Nina”. È probabile un suo soggiorno a Parigi, ove furoreggiò nel 1753 il suo Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno (Bertoldo in corte), coinvolto nella famosa Querelle des bouffons; ma è certo che a Londra operò con alterna fortuna tra 1749-50 e 1756 al New Theatre in the Haymarket e ancora al King’s Theatre.

La copertina e l’inizio della parte di Violino Principale del I Concerto dei “6 Concerti a 6 op. VI,

editi da Walsh di Londra nel 1754

 

Di nuovo a Venezia, dal 1760 alla morte, 1762, fu “maestro di coro” agl’Incurabili. Ciampi si segnala soprattutto per gli apporti al repertorio buffo, cui contribuì da protagonista con una dozzina di titoli fra i 21 o 22 della sua produzione. Divergono i giudizi in merito. Se Francesco Caffi pregia in lui “lo scrittore di gusto purissimo, tenace nelle regole”, e il suo “stile terso e nobilmente piano”, Charles Burney gli riconosce “fuoco e abilità”, benché gli paia che “qualcosa manchi o sovrabbondi in tutti i suoi lavori”. Comunque, la purezza dello stile, il brio, la fluente melodia, certo tenero languore e il “gesto” soave suggerirebbero l’accostamento a Pergolesi o almeno il suo inserimento nell’orbita pergolesiana. Non per nulla “Tre giorni son che Nina” fu variamente attribuita dagli studiosi a Pergolesi o a Ciampi, oltre che a Rinaldo da Capua. Il catalogo di Ciampi include inoltre arie per vari pasticci, almeno 4 oratori, musica sacra, fra cui 15 mottetti per gl’Incurabili, e musica strumentale d’intatto fascino, in particolare i 6 Concerti a 6 op. VI (1754), che, immessi nella scia prototipica tracciata da Arcangelo Corelli, confermano la fresca e fervida vena di Ciampi.

Perplessità sussistono anche per Sebastiano Nasolini: nato nel 1768 a Piacenza (che fiduciosamente gli ha dedicato un’importante arteria cittadina) o a Venezia? morto a Venezia nel 1798 o 1799, oppure a Napoli nel 1816? Meno oscuri i punti-chiave della carriera: studi a Venezia con Ferdinando Bertone e altri; dal 1787 al 1790 maestro di cappella del Duomo (S. Giusto) di Trieste, ove fu pure maestro al cembalo al Teatro S. Pietro; viaggi in Italia e fuori per rappresentare sue opere, cantate spesso da celebrità di allora (Gertrud Elisabeth Mara, Brigida Banti Giorgi, Elisabeth Billington, Josephina Grassini, il tenore Giacomo David); probabile permanenza a Venezia negli Anni Novanta del Settecento; improbabile trasferimento a Napoli nel 1810. Stupisce l’ipotesi che alcune delle ultime opere attribuite a lui siano invece di Nicolini (il che significherebbe almeno un punto di contatto con un piacentino autentico).

La produzione di Nasolini consta di una trentina di titoli per lo più “seri” – in testa ancora una fortunata Merope –, non senza qualche saggio comico, come Amore la vince e Gli umori contrari. A lui ne vennero fama e lodi sia in vita, sia postume, da Pietro Gianelli, Carlo Gervasoni, F.-J. Fétis. In particolare Giuseppe Carpani lo pone, con S. Mayr, F. Paër, V. Fioravanti, J. Weigl e altri, fra quanti operisti superarono Haydn nella “bellezza del canto” in campo vocale profano; e ancora Caffi vede in lui addirittura “l’ultimo, dolcissimo sospiro della Veneta Musa”. Peraltro, l’accostamento di Nasolini al napoletano Paisiello consegue più dalla garbata piacevolezza dello stile e dal gusto nel trattare la linea di canto che dall’ampiezza del respiro musicale e dalla vivezza dello strumentale. In lui, talora incline alla maniera e alla trascuratezza, risalta la riuscita non tanto d’intere opere quanto di singole scene.